Poesia dell’amore mattutino

Poesia dell’amore mattutino

Sei

la lama di luce

che filtrando si posa

su ogni contorno:

lasci sospesa

una costellazione

e rendi più bella

anche questa penombra.

/

Candidamente

si posa il pulviscolo

e pare sia neve

quando, delicato,

disegna tremule traiettorie

prima di fuggire

sospinto dal soffio

del tuo respiro dormiente.

/

Ma il pavido sole

d’un tratto prende congedo,

spegnendo la galassia

di polverosi astri

e la stanza pare di nuovo

una cosa comune

se non fosse per te:

mia pallida luna.

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Поэзия – Poesia

Поэзия – Poesia

Ti dedico questi pochi versi

e lo faccio in un giorno grigio

con le fronde spogliate

dei loro vestiti,

mentre di fuori dondola il giorno

tra i capelli del salice,

sparuti e argentati,

e il cielo che ancora

promette tempesta.

 

Ti scrivo in un giorno

che mi sbeffeggia,

che mi ricorda la tua terra,

in un giorno che odora di vento:

un soffio senza speranza,

uno sputo ozioso;

ti scrivo parole

in una lingua non tua,

a te che forse nemmeno sai leggere.

Ricordo l’odore rosso del boršč

e la sua pupilla di kefir,

i tuoi baci al sapore di halva

e le mani vischiose

ormai nere di terra,

ricordo il basso granturco

infinito e gagliardo

contro un cielo cianotico;

le stelle a sciami,

impazzite,

ronzavano ovunque

ci cadevano in faccia

e tu ridevi scioccamente

sputandomi addosso

la tua gioia ingenua

come stormi di neri semechki (*)

al sapore di Baltika (**) amara.

 

Ti scrivo in un giorno di pioggia

per dirti che mi manchi;

questo soltanto

mi sento di dirti

e ti chiedo perdono

se non so usare le giuste parole

ma sappi soltanto che

я скучаю по тебе каждую секунду. (***)

 


 

(*) semi di girasole

(**) birra comunissima nell’Est Europa

(***) “Mi manchi ogni secondo” in russo

 

Ode a Bologna

Ode a Bologna

Ingordamente riposa sui colli

e poggia placida il ventre

tra i coppi rossastri

e l’orizzonte turrito;

l’umido umore del cielo

bagna i suoi canali

e scheggia le vesti

di stille schizzate e fangose

tra i passi affrettati nei vicoli.

/

Minuta e raccolta

nell’involto viluppo di strade

passeggia coperta

e non si bagna il capo

ché anziana e non le conviene,

la proteggono i portici

che corrono lungo i secoli

su fin la Guardia e il Meloncello

là dove San Luca bonario

abbraccia Félsina gaudente.

/

Rossa paonazza

di tetti, di cuore e di fede

s’appoggia ansante di lato,

al fianco tiene un bastone

e la Garisenda e gli Asinelli

le fanno eco dall’alto

mentre Petronio l’osserva

con la veste marmorea stracciata

e la memoria dell’invidia papale.

/

Bacajèr a Bulåggna (*)

è un cantare strisciato

che fa sorridere i più

ma s’accompagna bene al vino

e alle risate nei caffè del centro,

mentre Palâz (*) si veste di luci

per la notte degli ubriachi

e tutto freme di vita

e la festa sembra non finir mai

purché ancora si possa brindare.

 

 


  • Bacajèr a Bulåggna : “Parlare a Bologna” in dialetto bolognese.
  • Palâz : nome con il quale i Bolognesi sono soliti indicare il Palazzo comunale (Palazzo D’Accursio)

 

Scorci

Scorci

Nel gelo

ritrovo il ricordo

di quel giorno ventoso

tra i caruggi assonnati,

le vie diritte

e strette

che portano al mare.

Strideva

l’odore del piscio

col profum di salsedine

e garriva il gabbiano

mentre a Genova

si bagnava il suo umore:

nero nel nero,

mare nel cielo.

E’ novembre

anche qui

e di fuori dal vetro

non v’è traccia di onde

ma resta un cielo

che è un grave pastrano

povero e muto

del colore dei fossi,

sporchi riflessi

che distorcono l’ombra

dell’autunno maturo

e lo sporcano pure.

 

 

Poesia fiume

Poesia fiume

Si mozza il respiro

spaccato a metà

come l’estate afosa

che disegna ragnatele

sul terriccio dei campi

quando fa caldo e non piove,

poi torna d’un tratto

ma è sordo,

arrochito,

tremulo

perché tu stai soffrendo

e lo vedo,

lo sento.

/

Lo vedo nello sguardo

spento di nebbia grigia,

freddo d’un velo strano

e ti vedo che piangi

nel cuore, nel buio

lo sento che qualcosa si rompe

e non scocchi sorrisi

come gli strali d’un tempo

e ti torturi le mani

come se avessero colpe,

così parli e continui per ore

e ricacci alla fonte il tuo pianto:

con rabbia trattieni

tutto ciò che senti dentro.

/

Io mesto

un poco tristo

t’osservo di fianco

e tu forse t’acquieti

sapendo che in fondo

davanti al disastro

non hai di che temere

perché io ti sorreggo

e saprò essere saldo

come il traliccio di legno

al quale s’arrampica il raspo;

così abbi coraggio

poiché in questa tempesta

saremo già al porto

quando ci coglierà il tramonto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Respiro, prima del salto

Respiro, prima del salto

Nessuno

t’insegna il coraggio

d’esser felice,

lo impari vivendo,

o più spesso sbagliando

e lo trovi nascosto

nelle corse sudate

e nei baci in cortile,

negli scritti d’amore

con le parole storpiate,

nel salto a pié pari

dentro la pozza di fango;

cosa vale lo sguardo

di chi scruta sbuffando

e sussurra beffardo

d’esser contrario?

 

/

 

Io felice ricordo

l’occhiolino del nonno

che dice ridendo

Non dirlo alla nonna

mentre seduto composto

stringo in mano il volante;

il coraggio, io penso

è roba di prime volte:

bugia e pentimento,

nicotina e tabacco

poi sesso inesperto

bacio e tradimento,

nessuno t’insegna

ma lo scopri da te.

 

/

 

Il coraggio

lo trovi nascosto

nel respiro sconnesso

che strappi a te stesso

prima d’un bacio incerto,

che non sai se sia giusto

ma tu intanto hai già scelto

e non creder sia poco

dimenticare il rimpianto

e buttarsi di sotto

che non sempre si trova

qualcuno già pronto

all’atterraggio.

 

/

 

Nessuno

ti spinge a due mani

se ti trovi sul bordo,

il piacere od il gusto

è tuo e tuo soltanto,

c’è chi ti tende la mano

e ti dice: “Voliamo?”

chi chiede purtroppo

Davvero vogliamo?

è come sempre questione

di pochi dettagli

e io sappi non dico

d’esser sempre sicuro,

ma ti giuro che intanto

che ti stringo la mano

ho già spiegato le ali.


 

L’immagine in evidenza è un dipinto di Ron Hicks, scopri di più: Clicca qui

 

Poesia d’amore, ma senza pretese

Poesia d’amore, ma senza pretese

Ti scrivo

una poesia un po’ diversa,

ma prima mi scuso

se non sono diretto,

lo sai son prolisso

e parlo ed inciampo

e non trovo mai il giusto,

le parole più adatte

ma solo mi incaglio

nel tuo mare ormai mosso

ma ho dentro uno scoglio

che graffia e ribalta

su, dammi un secondo,

un respiro profondo,

e poi giuro che parlo.

/

Ti scrivo

ed ho l’anima in fiamme

perché ho solo vent’anni

e mi sembra sia strano

pensarti al mio fianco

e volerti davvero

in ogni cosa che faccio,

ti scrivo e son calmo

ed il fuoco si cheta

perché quando sei in volo

e cadi per terra

non hai molta paura

del suolo che avanza;

è solo una danza?

Allora balla con me!

/

Io giuro

che in questa poesia,

anche se parlo per versi

forse troppo perversi,

ci metto del vero,

ci metto il mio meglio,

ci sbatto la faccia

e ti dico che in fondo

anche se sei lontana

e pensi che forse

sia solo un momento

oppure un ricordo

da scagliare con forza,

io ti giuro che tanto

nel tuo cuore lo sai

che indietro ritorna.

/

Ritorna

questo nostro amarci

un po’ strano, un po’ triste

fatto di gesti celati

e sorrisi nascosti,

di corpi intrecciati

in un piccolo letto

e di amore sudato

su un tappeto marrone,

ritorna davvero,

non sperare che passi

perché è una fosca illusione

perché lo sguardo non mente

né dimentica i baci,

le promesse d’amore.

/

Ricordi

la montagna ventosa,

i panni schioccanti,

le mani intrecciate,

i passi ritmati,

poi i baci rubati

e quelli mai dati

perché forse è sbagliato?

Ricordi i miei pianti

ed i tuoi singhiozzi,

essere nudi davvero

nello sguardo dell’altro,

tu che nome sai dare

al petto che esplode

se noi siamo vicini?

/

Io per primo

un nome l’ho dato

a ‘sto sentimento:

l’ho chiamato coi baci,

col “mi manchi” spirato

e una carezza sul viso,

l’ho guardato mutare

e cambiare vestito,

è cresciuto montando

come fosse marea,

è salito di tono

ed ha cercato incauto

le note più alte

per mutar melodia

ma mai cambiare canzone.

/

Io spero

ora che sei lontana,

ed hai il “presente” al tuo fianco,

il “passato” negli occhi

e il “futuro” che, incerto,

ha un altro sorriso,

io spero davvero

che tu sappia durare

e non cedere il passo

al vecchio sentiero,

ma che tu voglia provare

il mio passo sul tuo

per tracciarne di nuovi

e condividere il peso

di questo cammino.

/

Son molte

le parole che porto

che vorrei dirti,

così scrivo a matita

questa lunga poesia

ed ho quasi finito

ogni bordo di foglio,

ogni libro di scuola

e so che non esiste

alcun tipo d’esame

che io voglia passare

che non sia questo d’amore

per vedere se dura

e se è vero e reale

‘sto sentimento.

/

Ora mi fermo

e basta versare

inchiostro o grafite

su ogni pezzo di mondo,

così aspetto un tuo gesto

anche il più insulso

un “ti penso” sbadato

o qualcosa di più

che nemmeno so io

che cosa vorrei,

so solo che se guardo al futuro

io vedo tutto sfocato

ma te ti ci vedo

e sei la sola certezza

in questo mio oblio.


 

Il dipinto in copertina si intitola “Draped Portrait I” della pittrice canadese Heather Horton. Potete ammirare i suoi lavori sul suo sito: http://heatherhorton.com/