Hussain e la sua mamma

Hussain e la sua mamma

Mia mamma profuma di buono

e quando entra nella stanza

io fingo di dormire,

la sento già prima

e allora sorrido

e mi stringo più forte

m’ammanto per bene

con le coperte sul naso

ed aspetto che dica:

Hussain,

è ora d’alzarsi

e quando si china

per baciarmi la fronte

io sento che è vero

lei profuma di buono!

/

Un giorno l’ho detto

alla maestra,

l’ho scritto nel tema

e lei era contenta

perché ho preso una stella

e sempre mi dice:

Studia e sii buono

non odiare nessuno

ed io chiedo scusa

se sbaglio e m’arrabbio

come con Marco

quando m’ha detto

che l’Inter fa schifo

ma io lo so che lo dice

solo perché a lui piace la Juve!

/

Mia mamma è buona

e profuma sempre

e anche se ho solo sei anni

io la voglio sposare,

lei ride e dice che non mi conviene

ma io non voglio sposarla davvero;

come si dice

quando vuoi bene a qualcuno?

Marco mi ha detto

che la gente si sposa

quando si ama

e così io sposo la mamma!

/

Mamma sempre sorride

ma a volte è un po’ triste

allora poi piange,

lo fa in cucina

dopo la cena

ma io la sento che piange

ed anche io un po’ piango

perché dopo scuola

un signore col cane

ha detto alla mamma:

Sporca negra

tornatevene a casa

e così siam tornati

in via Tornaghi 18.

/

Mia mamma profuma di buono

ed odio chi dice che è sporca

perchè poi piange da sola

ed io a quel signore

volevo poi dirgli – Tu guarda

che hai un brutto cappello

e hai la pancia cicciona!

ma alla fine mamma si calma

e viene nella mia stanza

Hussain, tesoro

sii sempre buono

così ci abbracciamo

e sono felice.

 

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Ulanovo, 6:03 a.m. – Bielorussia

Ulanovo, 6:03 a.m. – Bielorussia

È notte.

Cadono stelle,

cedono il passo alle lucciole.

Il cielo,

ammantato,

pare una nera trapunta

a coprire il sonno agitato

di qualche triste bambino.

L’aria frizzante

odora di resina e terra,

il freddo sale dall’erba

ed il breve tempestare estivo

si mischia alla fredda rugiada.

Il vento d’improvviso

sale di tono, s’impone.

Trascina con sé

profumo di betulla ed abete,

poi una traccia verde nel cielo

a rischiarare la notte.

Scie di satelliti

lampeggiano e vagano

disegnando pallide e tremule scie,

subacquei del cosmo.

Torno a dormire,

qualcuno fuma dietro la casa,

il mozzicone rischiara la notte

poi vola e si spegne

– cometa –

sul suolo perlato di gocce.

Albori che sanno di fango,

un odore umido e snello

che s’insinua fin dentro le ossa

e poi ti congela di dentro.

Pian piano

s’intravede un orizzonte turrito,

irto di aghi di pino.

Il cielo si staglia

al di là delle chiome danzanti;

il vento torna a soffiare

sulla brace delle prime luci,

si schiarisce la volta

che pigra si fa opalina

e poi si tinge di aquiloni

di cirri sfuggenti.

È giorno.

Giugno afoso d’esami, di rimpianti e di campagna lombarda

Giugno afoso d’esami, di rimpianti e di campagna lombarda

In giugno non trovo di che parlare

perché non ho poesia da soffiare

sul mondo che brucia accaldato

e penso sia strano cercare

nuove strade per i campi soffocanti

e scorciatoie che portano al fiume.

/

Mi siedo sul ciglio ombreggiato

del fosso che odora di fresco

e scalzo mi getto nel flusso

che mi monda e mi battezza:

rinasco come uno stelo avvizzito

al tocco del temporale di giugno

e mi abbandono alla debole corsa

dell’acqua gelata ondeggiante

che fa l’estate e il grano e i suoi campi.

Verde menta

Verde menta

Un giorno che credevo d’esser felice

inciampai in un soffio di vento

che mi bisbigliò in viso

un profumo.

Era un giorno giallo

di afa sudata e vermiglia

scoccata lontana dal vento

che d’un tratto salendo di tono

ci portò la pioggia

nero scroscio fuori stagione.

Fu un concerto rabbioso

di poche umide battute

ma lasciò una sera ripulita

da ogni velleità estiva

e l’odore improvviso della menta

mi riportò alla mente nonna

e il suo balcone fiorito,

un altare di rossi gerani,

dove noi due dopo mangiato

godevamo dell’ombra oziosa

succhiando ghiaccioli brillanti.

L’odore verde della menta

da quel giorno è nonna

e il vento che soffia

profuma ancora di lei

Sul muro è affissa una poesia

Sul muro è affissa una poesia

Sul muro è affissa una poesia,

forse qualcuno l’ha scritta

in un giorno di aprile:

nel portico qui dietro

ci sono le rose

ora appassite

ma chissà lo splendore

di vederle fiorite

e di scrivere una triste poesia.

 /

Sul muro è affissa una poesia,

forse qualcuno l’ha scritta

con la tempesta nel cuore:

perché nella casa di fronte

vive una ragazza

che non ama i poeti

e i loro tristi versi.

 

“Non mi dici nulla

ch’io possa ardire

di chiamare col nome

che i poeti danno

alle cose amate”.

Alla mia città

Alla mia città

Cammino per Cassano dormiente [1]

e il castello domina austero

il fiume e il flusso bizzoso,

la luna si bagna nell’Adda [2]

e si spoglia di ogni sua voglia,

per strada un gatto soltanto

che saetta tra auto e cassoni

e le piccole vie sono vuote

e svestite di ogni rumore.

 

M’infilo in un vicolo scuro

e le pareti scrostate e ingiallite

odoran di vecchio paese

con la piccola chiesa e il suo altare

a render l’odore dei lumi

e dei muri dai santi abbracciati.

 

L’affresco si dice sia sacro

e gli anziani si segnano a dito

che si sa, a non farlo sta male

e Dionigi mi guarda severo, [3]

chiedo scusa se passo per caso

ma Cassano mi piace svuotata

e per questo cammino da solo

tra le case e le ville silenti.

 


[1] Leggi di più su Cassano d’Adda

[2]  Il fiume Adda attraversa il territorio di Cassano, in passato fungeva da confine naturale tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Sulle sue sponde sorse il Castello Visconteo, roccaforte a lungo strategica per il controllo del passaggio di eserciti e re.

[3] San Dionigi, a cui è dedicata la Chiesa di San Dionigi (con gli affreschi dei Fiamminghini e del Cinisello). Proprio nel luogo in cui sorge questa chiesa, il 17 agosto 1615, avvenna la guarigione di uno storpio bresciano. L’affresco della Madonna esposto all’esterno della chiesa si dice sia sacro.

Suoni di Maremma

Suoni di Maremma

Rimbomba

l’odore del vento

quando corre tra i lecci

e bisbiglia frusciante

tra il pepe e l’ulivo

ed io origlio la salsedine lontana

che accompagna la brezza,

nascostamente intendo

il crepitare ghiaioso dei miei passi

così m’inoltro nella macchia

e prepotente suona l’umida fanghiglia,

che zittisce il fischio del tordo

mentre dalla casa il camino ci sussurra

della brace che rosseggia

aspra e fumantina,

incline all’ira,

gli ultimi sussulti.