Giugno afoso d’esami, di rimpianti e di campagna lombarda

Giugno afoso d’esami, di rimpianti e di campagna lombarda

In giugno non trovo di che parlare

perché non ho poesia da soffiare

sul mondo che brucia accaldato

e penso sia strano cercare

nuove strade per i campi soffocanti

e scorciatoie che portano al fiume.

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Mi siedo sul ciglio ombreggiato

del fosso che odora di fresco

e scalzo mi getto nel flusso

che mi monda e mi battezza:

rinasco come uno stelo avvizzito

al tocco del temporale di giugno

e mi abbandono alla debole corsa

dell’acqua gelata ondeggiante

che fa l’estate e il grano e i suoi campi.

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Verde menta

Verde menta

Un giorno che credevo d’esser felice

inciampai in un soffio di vento

che mi bisbigliò in viso

un profumo.

Era un giorno giallo

di afa sudata e vermiglia

scoccata lontana dal vento

che d’un tratto salendo di tono

ci portò la pioggia

nero scroscio fuori stagione.

Fu un concerto rabbioso

di poche umide battute

ma lasciò una sera ripulita

da ogni velleità estiva

e l’odore improvviso della menta

mi riportò alla mente nonna

e il suo balcone fiorito,

un altare di rossi gerani,

dove noi due dopo mangiato

godevamo dell’ombra oziosa

succhiando ghiaccioli brillanti.

L’odore verde della menta

da quel giorno è nonna

e il vento che soffia

profuma ancora di lei

Sul muro è affissa una poesia

Sul muro è affissa una poesia

Sul muro è affissa una poesia,

forse qualcuno l’ha scritta

in un giorno di aprile:

nel portico qui dietro

ci sono le rose

ora appassite

ma chissà lo splendore

di vederle fiorite

e di scrivere una triste poesia.

 /

Sul muro è affissa una poesia,

forse qualcuno l’ha scritta

con la tempesta nel cuore:

perché nella casa di fronte

vive una ragazza

che non ama i poeti

e i loro tristi versi.

 

“Non mi dici nulla

ch’io possa ardire

di chiamare col nome

che i poeti danno

alle cose amate”.

Alla mia città

Alla mia città

Cammino per Cassano dormiente [1]

e il castello domina austero

il fiume e il flusso bizzoso,

la luna si bagna nell’Adda [2]

e si spoglia di ogni sua voglia,

per strada un gatto soltanto

che saetta tra auto e cassoni

e le piccole vie sono vuote

e svestite di ogni rumore.

 

M’infilo in un vicolo scuro

e le pareti scrostate e ingiallite

odoran di vecchio paese

con la piccola chiesa e il suo altare

a render l’odore dei lumi

e dei muri dai santi abbracciati.

 

L’affresco si dice sia sacro

e gli anziani si segnano a dito

che si sa, a non farlo sta male

e Dionigi mi guarda severo, [3]

chiedo scusa se passo per caso

ma Cassano mi piace svuotata

e per questo cammino da solo

tra le case e le ville silenti.

 


[1] Leggi di più su Cassano d’Adda

[2]  Il fiume Adda attraversa il territorio di Cassano, in passato fungeva da confine naturale tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Sulle sue sponde sorse il Castello Visconteo, roccaforte a lungo strategica per il controllo del passaggio di eserciti e re.

[3] San Dionigi, a cui è dedicata la Chiesa di San Dionigi (con gli affreschi dei Fiamminghini e del Cinisello). Proprio nel luogo in cui sorge questa chiesa, il 17 agosto 1615, avvenna la guarigione di uno storpio bresciano. L’affresco della Madonna esposto all’esterno della chiesa si dice sia sacro.

Suoni di Maremma

Suoni di Maremma

Rimbomba

l’odore del vento

quando corre tra i lecci

e bisbiglia frusciante

tra il pepe e l’ulivo

ed io origlio la salsedine lontana

che accompagna la brezza,

nascostamente intendo

il crepitare ghiaioso dei miei passi

così m’inoltro nella macchia

e prepotente suona l’umida fanghiglia,

che zittisce il fischio del tordo

mentre dalla casa il camino ci sussurra

della brace che rosseggia

aspra e fumantina,

incline all’ira,

gli ultimi sussulti.

Il primo giorno d’Aprile

Il primo giorno d’Aprile

Mi grandina addosso

uno sciame di verdi germogli

e pigre volano gialle le api

a succhiare del poco sole

il calore nei fiori,

così cammino per le vie

intravedendo il campanile

tra le fronde spoglie

e seminude

che si punteggiano di verde.

 

 

San Zeno intonando

un amen di campane

dilegua gli storni variopinti

in questa campagna minuta

raccolta e seminuda,

nella primavera appena nata

vestita di ginestre e viole

e rare margherite nei campi

a biancheggiare tra le zolle

dove corrono i gatti

ed io insieme a loro

volentieri mi perdo.

Ode all’amore discreto

Ode all’amore discreto

C’è una coppia che dorme

su questo vagone:

valigia di lei,

chitarra di lui

che Euterpe, si sa,

è compagna di viaggio

silente e discreta.

/

Il sole filtrando

la sozza finestra

bagna loro i capelli

d’un morbido sole,

ma il treno sobbalza

tremando riottoso,

e la testa nel sonno,

smuovendosi un poco,

finisce d’un tratto

poggiando al suo collo.

/

Lui allora si sveglia,

si volta, sorride

e senza dir niente

allunga la mano

cercando alla cieca

le dita di lei:

trovato il suo tocco

si cheta di colpo

e riprende a dormire.

/

Rimango io solo

commosso che scrivo

con indegne parole

l’amore cantato

da molti poeti:

Baudelaire e i suoi fiori

m’osservano al fianco

ed infine m’accorgo

che il sole soltanto

in tutto il vagone

illumina loro.