Ti dedico questi pochi versi

e lo faccio in un giorno grigio

con le fronde spogliate

dei loro vestiti,

mentre di fuori dondola il giorno

tra i capelli del salice,

sparuti e argentati,

e il cielo che ancora

promette tempesta.

 

Ti scrivo in un giorno

che mi sbeffeggia,

che mi ricorda la tua terra,

in un giorno che odora di vento:

un soffio senza speranza,

uno sputo ozioso;

ti scrivo parole

in una lingua non tua,

a te che forse nemmeno sai leggere.

Ricordo l’odore rosso del boršč

e la sua pupilla di kefir,

i tuoi baci al sapore di halva

e le mani vischiose

ormai nere di terra,

ricordo il basso granturco

infinito e gagliardo

contro un cielo cianotico;

le stelle a sciami,

impazzite,

ronzavano ovunque

ci cadevano in faccia

e tu ridevi scioccamente

sputandomi addosso

la tua gioia ingenua

come stormi di neri semechki (*)

al sapore di Baltika (**) amara.

 

Ti scrivo in un giorno di pioggia

per dirti che mi manchi;

questo soltanto

mi sento di dirti

e ti chiedo perdono

se non so usare le giuste parole

ma sappi soltanto che

я скучаю по тебе каждую секунду. (***)

 


 

(*) semi di girasole

(**) birra comunissima nell’Est Europa

(***) “Mi manchi ogni secondo” in russo

 

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