Ode a Bologna

Ode a Bologna

Ingordamente riposa sui colli

e poggia placida il ventre

tra i coppi rossastri

e l’orizzonte turrito;

l’umido umore del cielo

bagna i suoi canali

e scheggia le vesti

di stille schizzate e fangose

tra i passi affrettati nei vicoli.

/

Minuta e raccolta

nell’involto viluppo di strade

passeggia coperta

e non si bagna il capo

ché anziana e non le conviene,

la proteggono i portici

che corrono lungo i secoli

su fin la Guardia e il Meloncello

là dove San Luca bonario

abbraccia Félsina gaudente.

/

Rossa paonazza

di tetti, di cuore e di fede

s’appoggia ansante di lato,

al fianco tiene un bastone

e la Garisenda e gli Asinelli

le fanno eco dall’alto

mentre Petronio l’osserva

con la veste marmorea stracciata

e la memoria dell’invidia papale.

/

Bacajèr a Bulåggna (*)

è un cantare strisciato

che fa sorridere i più

ma s’accompagna bene al vino

e alle risate nei caffè del centro,

mentre Palâz (*) si veste di luci

per la notte degli ubriachi

e tutto freme di vita

e la festa sembra non finir mai

purché ancora si possa brindare.

 

 


  • Bacajèr a Bulåggna : “Parlare a Bologna” in dialetto bolognese.
  • Palâz : nome con il quale i Bolognesi sono soliti indicare il Palazzo comunale (Palazzo D’Accursio)

 

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