Si mozza il respiro

spaccato a metà

come l’estate afosa

che disegna ragnatele

sul terriccio dei campi

quando fa caldo e non piove,

poi torna d’un tratto

ma è sordo,

arrochito,

tremulo

perché tu stai soffrendo

e lo vedo,

lo sento.

/

Lo vedo nello sguardo

spento di nebbia grigia,

freddo d’un velo strano

e ti vedo che piangi

nel cuore, nel buio

lo sento che qualcosa si rompe

e non scocchi sorrisi

come gli strali d’un tempo

e ti torturi le mani

come se avessero colpe,

così parli e continui per ore

e ricacci alla fonte il tuo pianto:

con rabbia trattieni

tutto ciò che senti dentro.

/

Io mesto

un poco tristo

t’osservo di fianco

e tu forse t’acquieti

sapendo che in fondo

davanti al disastro

non hai di che temere

perché io ti sorreggo

e saprò essere saldo

come il traliccio di legno

al quale s’arrampica il raspo;

così abbi coraggio

poiché in questa tempesta

saremo già al porto

quando ci coglierà il tramonto.

 

 

 

 

 

 

 

 

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