Su e giù

Su e giù

Oscillo

tra calura e gelo

pericolosamente,

come aprile

che culla i suoi fiori

e al freddo piovoso

muto li lega:

schiusi per solo

un tremulo raggio

poi li tempesta.

/

Ma ormai il coraggio

d’esser nati tra le bizze

li condanna

a viver proni,

chino il corollato capo

all’umido suolo,

cielo e terra capovolti:

il firmamento

é una volta di terriccio,

al suolo fanno a gara

i carri celesti.

/

Sbadato nasce

silenzioso sole,

crogiolo infinito,

che aprile é un ricordo

da scoccare lontano,

ma triste zampilla

il pianto celeste:

io come aprile

ho l’umore danzante

e schiudo i miei fiori

per solo un istante

e c’é chi li strappa

credendo del bello

poterlo serbare

reciso in un vaso.

/

Io so di aprile

il profumo piovoso

d’asfalto caldo bagnato

e conosco i suoi venti

che mi sferzano il viso,

mi rifletto in aprile

nel suo assurdo mutare:

piango e sorrido

e chi mi vive vicino

non riesce a capirmi

ma ama il mio sole

ed odia di me

l’umore cangiante.

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È privo di senso chiedere scusa?

È privo di senso chiedere scusa?

Ti chiedo perdono.
Lo so, sembra strano
io che spesso rifuggo
le colpe che ho dentro
e dico che “No,
é colpa degli altri
se sono così
“,
ma vedi son stanco
di dire stronzate,
mi pesa sta vita:
vestita di ozi,
scondita di sforzi,
riempita di sfizi.

/

Ti chiedo perdono

e mentre lo dico
mi sento già meglio
perché mi vorrei
davvero diverso
non così stronzo,
meno arrogante,
leggero alle volte
un po’ come aprile
che almeno é coerente
nel suo assurdo mutare
da fiore che sboccia
al cielo che goccia.

/

Ti chiedo perdono
e mentre lo dico
rimpiango l’orgoglio
delle parole che ho detto
e quelle che, giuro,
mi sono rimaste
incastrare nel petto,
se solo io fossi
un poco più forte
saprei cosa é giusto
ma vedo soltanto
d’averti perduta
un po’ troppo presto.

/

Ti chiedo perdono
se non son capace
di fare di meglio:
questi versi stonati
e i miei gesti abbozzati
che, giuro, son veri
non sono artefatti
e quando son solo
ci penso per ore
mi siedo sul ciglio
di un sogno profondo
e cerco il coraggio
che sempre mi nego.

/

Ti chiedo perdono
se a volte ho mentito,
se ti ho spesso delusa,
se speravi di meglio,
mi svesto d’orgoglio
e son primavera
che volta le fronde
e corro a mostrarti
che anch’io so fiorire,
che anch’io so mutare
e vorrei renderti fiera
saperti serena
non solo infuriata.

/

Ti chiedo perdono
e so che non basta
a farti mutare
la rabbia in sorriso
mi credi se dico
che va bene così?
Che sono uno scemo
e a chiederti scusa
dovevo pensarci
già prima, ora é tardi;
ma domando ridendo
se scade per caso
il rimorso che ho dentro.

/

Scusatemi tutti:
non voglio citarvi
sarebbe inadatto
ma sappiate che scrivo
e trema la penna
che sembra sia inverno
dal freddo che porto;
così chiedo perdono
all’amica perduta,
alla madre delusa,
a chi “Non sei più come prima“,
e agli insulti sprecati
per stupido orgoglio.