Amare di nascosto

Amare di nascosto

Dopo l’ultimo litigio Marco si fece più cauto con Gaia.

Si era accorto, con complice ritardo, di essersi arrischiato troppo con lei; i suoi sentimenti dovevano rimanere cosa per lui e per nessun altro.

Per alcune settimane i due continuarono ad alternare i loro pranzi al bar dell’ateneo, a lunghe passeggiate per la frenetica Milano.

Un giorno avevano anche deciso di saltare le rispettive lezioni per vedere un film al cinema.

Era stata una giornata particolare, i due sembravano (almeno agli occhi di estranei) una coppia affiatata.

Sebbene mai si sfiorassero per più di qualche secondo e sebbene raramente si facessero sorprendere in un abbraccio più lungo del solito o in un bacio più malizioso di altri, erano felici del loro rapporto: vivevano alla giornata, senza porsi domande od interrogativi.

Gaia non aveva mai risposto ad Alessandro.

Di questo Marco era particolarmente sollevato.

Si sentiva in colpa, tuttavia, per aver preso la fedina d’argento che la ragazza aveva lasciato, consapevolmente, sul tavolino del bar.

Lo fece poco prima di andarsene, con devozione e rispetto: mosse la mano verso il monile e con un gesto misurato vi pose sopra le dita, come a farsi forza per alzarsi.

Lei non sapeva nulla di questa cosa e mai avrebbe dovuto saperlo.

Con questo piccolo segreto abbandonato nel secondo cassetto del comodino, vicino ad abbonamenti scaduti e un paio di cuffie dell’iPod, Marco proseguiva le sue giornate verso un dicembre che si preannunciava più rigido degli altri.

La sua sessione di settembre era terminata, suo malgrado, con un esame da riprovare e con due andati a buon fine.

A casa, la sua bocciatura, non fu presa molto bene.

«Se ti fossi impegnato di più, invece di perder tempo dietro a quella ragazza, forse ora avresti un esame in più all’attivo al posto di averne uno in meno».

Il discorso, come tutti i grandi discorsi che hanno per oggetto un rimprovero, venne affrontato a tavola.

Il tono di voce di Raffaella, la madre del ragazzo, fu di quelli che non lasciano scampo.

«Lo so mamma, è inutile ripetermelo ogni due ore. Ormai l’esame è andato, lo riproverò a dicembre e stavolta vedrò di essere promosso, prometto».

Il silenzio aleggiò sulla tavola per ulteriori interminabili secondi, dopodiché il rumore delle stoviglie riprese il sopravvento.

In forme e momenti diversi, questo breve scambio fu riproposto in diverse occasioni dalla mamma di Marco.

Tuttavia, quel 28 novembre il gateau di patate fumante rubava la scena a qualsiasi altro discorso, facendo magnifica mostra di sé al centro della tavola imbandita.

«Mà, festeggiamo qualcosa? Sembra Natale!».

A parlare è Alessandra, la sorella minore del ragazzo.

«Dobbiamo per forza festeggiare qualcosa? Sono arrivata prima dal lavoro e ho cucinato qualcosa di diverso. Tutto qui!»

Raffaella è una donna buona, ma come tutte le mamme è anche capace di essere inflessibile.

Fin da giovane ha sempre lavorato nel ristorante di famiglia, a 8 anni serviva le bibite da dietro il bancone, in piedi su uno sgabello di legno che ancora la famiglia tiene in giardino.

Ha degli stupendi occhi verdi che si incastonano nel suo volto dalla carnagione mediterranea e rendono il suo sguardo incredibilmente penetrante.

E’ una donna bassa di statura ma incredibilmente energica, con gli anni e con le gravidanze è diventata via via più corpulenta e il suo viso tondeggiante è circondato da una cascata di imbizzarriti crini corvini.

«Tra quanto arriva papi?»

«Chiamatelo, sentite se è già uscito dall’ufficio» risponde la madre al figlio.

Sbuffando il ragazzo si muove verso la sala, sul divano ha abbandonato il suo cellulare che ora raccoglie.

Ama abbandonare in giro per casa il cellulare, a Marco piace particolarmente quella trepidante attesa di qualche millisecondo che passa dal momento dell’accensione dello schermo al successivo elenco di notifiche.

Si sente amato, ricercato e un poco rassicurato.

Lui c’è, di questo chi gli scrive è consapevole.

Scorre con lo sguardo i vari messaggi di WhatsApp e le notifiche di Snapchat; si ricorda di dover chiamare il padre e lo fa subito dopo aver dato uno sguardo alle “Storie” dei suoi amici su Instagram.

«Pronto, ciao papi ti disturbo?» esordisce lui.

«No, dimmi»

«Tra quanto arrivi, chiede mamma?»

«Due minuti e sono in garage, sono vicino al benzinaio. A dopo!».

Marco ragguaglia la madre e si siede impaziente a tavola; come promesso entro pochi minuti il padre Francesco alza la clér del garage e parcheggia.

I tre iniziano a parlare di una compagna di scuola di Alessandra mentre attendono che il papà si cambi.

In pochi istanti l’uomo è in cucina, per prima cosa bacia la mamma poi chiede: «Cosa c’è di buono per cena?».

La domanda è quasi un rito, dacché Marco si ricordi viene pronunciata quasi ogni sera.

Si tratta, peraltro, di una domanda retorica. Molto spesso è Marco a fare una soffiata al padre a proposito della cena.

In base alla quale l’umore dell’uomo sarà più o meno buono.

Quel giorno è ottimo!

Il padre di Marco è un uomo dal fisico massiccio, abbastanza alto e il cui volto non tradisce la sua reale età.

Pochissimi sono i capelli bianchi a macchiare la sua chioma scura, rare le rughe a tagliare il suo ilare e rassicurante volto; ha 60 anni ma a tutti questa cifra sembra solo un bizzarro errore dell’anagrafe.

Francesco si siede a tavola e la mamma inizia a dividere le porzioni.

Come ogni mamma ha un’attenzione speciale a far sì che i piatti per gli altri siano sempre ben più abbondanti del suo.

Alla fine della divisione Raffaella ha un piccolo e triste quadratino.

«Basta, basta, basta mami! Prendine un po’ tu, non ne hai!» cantilena Marco che, senza ammettere repliche, aggiunge dal suo piatto un po’ di gateau alla madre.

Mentre i commensali mangiano si inizia a chiacchierare ognuno della propria giornata: lavoro, università, maturità in vista e il prezzo della benzina.

Terminata la cena in fretta, Marco giocherella con qualche acino d’uva mentre si dirige verso la sala.

«Dove vai, maleducato?», la voce della madre lo insegue dalla cucina.

«Scusa mami ma c’è la partita!»

«Usti, è oggi? Aaaah, non ho comprato il giornale… Mi salta tutta la “cabala”» sobbalza il padre pensieroso.

Marco sorride e si siede sul divano, lasciandosi andare stancamente.

«Così lo rompi!» urla la madre alla quale sembra non sfuggire nulla.

«Scuuusa» gli fa eco il ragazzo, allungando ironicamente la parola.

Nell’arco delle successive due ore il ragazzo, la sorella e il padre Francesco si godono la vittoria della loro squadra, mentre la madre al pc scrive mail, scruta la sua home di Facebook e fa qualsiasi cosa pur di perdersi la partita.

Le ultime interviste post vittoria, gli highlights delle altre partite e finalmente il telecomando e l’agognato dominio della televisione può essere lasciato a Raffaella.

Mentre la madre si rilassa, Marco risponde ai messaggi e caracolla felicemente su per le scale, verso camera sua.

Si lava, si cambia e si sdraia sul letto nel buio della stanza.

Pochi secondi, una vibrazione leggera e una luce azzurrina taglia a metà l’oscurità.

Marco punta la prima sveglia, 6:30 del mattino, e le successive due a distanza di cinque minuti l’una dall’altra, poi apre WhatsApp.

L’ultimo messaggio, anche quella sera come le precedenti e forse le successive, è per Gaia.

 

Buonanotte Gà, a domani! ♥”.

 

«A domani», pensa Marco oscurando lo sfondo, «è il “Ti amo” più discreto che io le possa dire».

Dopodiché lentamente si addormenta, senza sognare alcunché, ma cadendo in un sonno profondo e ristoratore.

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Ode all’autunno

Ode all’autunno

Amo

il profumo d’autunno

che arrossa le gote 

e spande nell’aria 

odor di castagne. 

/

L’amo 

ché sveste le chiome 

degli olmi silenti 

e scrocchia al mio passo

un ritmato concerto. 

/

Amo 

finanche la pioggia

a sciami impazziti

e la gente che fugge

in un fiorire d’ombrelli.

/

Tutto 

si fa un poco più lento

il sole più stanco

il cielo più freddo,

arriva l’inverno. 

Lo straniero non deve passare.

Lo straniero non deve passare.

Lo straniero non deve passare, stiamo parlando del Piave? Siamo in guerra con gli austriaci?
No, lo straniero non deve passare a Gorino.

L’articolo di oggi è di quelli che mi stanno a cuore.

E’ notizia di questi giorni la netta presa di posizione degli abitanti di Goro e Gorino, nel Ferrarese, che hanno alzato delle barricate in strada per fermare il passaggio di un pullman con a bordo dei rifugiati.

Analizziamo con estrema lucidità ed onestà intellettuale il susseguirsi degli eventi.

Per prima cosa parliamo del “dove”.

Goro è un paese di poco più di 3000 abitanti e Gorino ne è la sua unica frazione; inserita nella comunità del delta del Po, questa cittadina vive della pesca alle vongole e del turismo.

Michele Tortora è un nome che non dice nulla a gran parte di noi, me in primis.

Si tratta del prefetto di Ferrara, protagonista della decisione di dirottare i rifugiati in un ostello requisito “per uno stato di necessità“.

Ora parliamo di cifre, quante persone?

Davanti ad una protesta così vibrante ci si aspettano cifre importanti, ma a stupire è il numero esiguo di persone che sarebbero dovute essere ospitate in questo ostello: 12 donne (di cui una incinta) e i rispettivi figli.

In proporzione al numero di abitanti si tratta dello 0,4% della popolazione di Goro.

Un’invasione!

Arriviamo alla protesta vera e propria, esattamente cosa è successo?

E’ successo che la signora X, nata a Goro 33 anni fa e trasferitasi in Sicilia al seguito del marito che lavora come imbianchino, alle 15.30 di lunedì era su Facebook.

Si accorge che un ex candidato sindaco di Goro ha postato un allegato. Lo apre. È l’ordinanza del prefetto che requisisce parzialmente l’Ostello-bar «Amore e natura» di Gorino.

«Provvedimento a carattere eccezionale straordinario».

Stanno arrivando.

Si attacca al telefono, un pescatore suo amico dice di aver chiamato «amici degli amici», scoprendo così che i migranti sono già in viaggio su una corriera partita da Bologna. Corrono voci. Cinquanta, forse sessanta immigrati clandestini.

Il tam tam mediatico fa il suo lungo corso, snodandosi tra le false notizie, i numeri esagerati, i “se” e i “ma” di chi in realtà non conosce, se non parzialmente, i fatti.

I pescatori escono dalle loro cooperative: sono 36, tutte a conduzione familiare.

Gettano sulla strada che porta alla frazione i bancali usati per depositare le casse di vongole; all’inizio sono 30-40 persone.

La carreggiata non è chiusa, non basta.

Così alla signora X viene un’idea: chiamare qualcuno che non faccia passare questa vicenda sotto silenzio.

L’uomo che risponde a questo identikit è Nicola Lodi, esponente della Lega Nord.

Nel frattempo sono le 21 e a far parte della protesta c’è mezza Gorino: circa 220 manifestanti.

Arriva Lodi, e il primo slogan che urla sceso dalla macchina è:

 «Stop all’invasione».

«Lo straniero non deve passare».

La sua posizione sui migranti, che definisce «diversamente bianchi», è riassunta in uno slogan impresso anche sulle magliette della Lega Nord.

Terroni, a lavorare

«A casa, a calci nel culo».

La protesta funziona, arrivano le televisioni, i migranti vengono dirottati verso altri centri del Ferrarese.

Una vittoria schiacciante!

Già, una vittoria per l’ignoranza.

Dodici donne, dodici madri con i loro figli sono l’invasore.

L’ignoranza ha vinto su tutta la linea, ha creato il mostro cattivo da esorcizzare e di cui avere paura. Perché d’altronde di questo abbiamo bisogno: di un capro espiatorio da sacrificare per mondarci dei nostri peccati.

Sia essa la Crisi, la guerra fredda o l’olio di palma.

Abbiamo bisogno di qualcosa (o qualcuno) contro cui puntare il dito per sentirci in diritto di “essere migliori di”.

Non voglio giudicare la protesta di 220 abitanti di un piccolissimo paese, che probabilmente vive da sempre in un susseguirsi di giorni molto simili tra loro, senza capovolgimenti o grandi rivoluzioni.

La colpa non è loro.

La colpa è del razzismo, di chi ha la memoria troppo corta e dimentica che questi eravamo noi meno di un secolo fa.

Contro i populismi e gli slogan razzisti urlati in un megafono io rimarrò ora e sempre per l’accoglienza.

Accoglienza di persone che non hanno un lavoro, non hanno una casa e vengono in Italia cercando un futuro.

Non migliore, né peggiore. Ma qualcosa che sia semplicemente futuro.

Perché del futuro, chi scappa dalla guerra, molto spesso non sente parlare.

migranti italiani verso il brasile.jpg


I benefici economici dell’accoglienza: Perché accogliere?

Il mio racconto sui migrantiInshallah! Se Dio vuole. 

La neve in Africa

La neve in Africa

Le luminarie gettano fioche luci tutt’intorno, il rumore festoso che giunge dall’interno di una casa è reso ovattato dal cielo che sembra avvolgere tutto in una nebbia fitta.

Un semaforo getta lampi giallastri ad intermittenza e la strada deserta si accende e si spegne secondo i suoi capricci.

Da principio ve ne è uno solo.

Volteggia tremante disegnando spirali ghiacciate, supera il pigro fumare d’un comignolo e si posa infine sul terreno posticcio, residuo di qualche scavo.

Si posa delicato, in punta di piedi, resiste il tempo di un soffio e poi svanisce.

Ne segue un altro, più grande, che cade pesantemente vicino al precedente.

Un bimbo lo addita, strattona la madre giocoso e sussurra il suo nome.

La mamma rifugge la gioia del momento, di fretta trascina il figlio lontano.

Ora ne volteggiano un paio, leggeri si mischiano in un vortice che ricade leggero sui coppi rossi di un tetto vicino.

Un altro si posa poco distante, vicino ad un ramo caduto; uno si tuffa in una fontana senz’acqua e il fratello lo segue.

A poco a poco non si contano più, cadono come coriandoli infrangendosi sui nasi infreddoliti della gente che fissano il bianco del cielo.

Dapprima leggeri, si ingrossano sempre più e colpiscono come gelidi strali il volto dei passanti.

Fioriscono tutt’intorno gli ombrelli.

Un grosso fiocco inizia la sua corsa da lontano, si mischia ad un paio più piccoli e cade di fretta sempre più giù.

Ferma, infine, la sua corsa sul grigio cappotto di un ragazzo che sfida il freddo con il bavero alzato, la sciarpa blu svolazzante sferzata dalle folate gelide di quel 23 dicembre.

Con passo spedito Alessandro evita le pozzanghere semi congelate che si stanno via via formando lungo il marciapiedi.

I grossi alberi del viale hanno lavorato a lungo per combattere l’asfalto, alzando infine delle piccole montagnole laddove la forza delle radici ha vinto l’effimera forza dell’uomo.

Il nevischio inizia a scemare mentre una pioggerella fine prende il suo posto, rendendo il passo del ragazzo ancora più frettoloso.

Le vie di Milano si assomigliano e solo un occhio navigato ed esperto riesce a districarsi nel suo dedalo di strade e stradine.

Dopo aver superato di gran carriera una coppia di anziani, rannicchiati sotto un unico e grande ombrello nero, Alessandro svolta finalmente nel vialone che cercava e, dopo aver contato i numeri civici, attraversa.

Scorge la sua destinazione: un bar dall’insegna ancora in legno, grossa e lucida nonostante gli anni.

Vi entra e subito viene avvolto dal profumo invitante di brioche, mentre il tepore lo abbraccia.

«Tò, guarda chi si vede, l’avvocato!».

Una voce si alza in mezzo al chiacchiericcio rilassato del bar, proviene da un signore distinto, in soprabito grigio.

Con una mano rugosa saluta Alessandro, con l’altra tiene stretto un borsalino di morbido feltro.

«Gino, meno male che sei qui. Ho bisogno di te…» esclama il ragazzo.

«Ussignür sembra una cosa seria. Via, sediamoci un secondo… Hai già fatto colazione?» domanda questi stringendogli la mano con quella libera.

«No ma non ho fame, ti ringrazio» gli fa eco il ragazzo.

«Sia mai che un ragazzo non abbia fame, qui o centra l’amore o centra la guerra… In guerra non siamo quindi il tempo per un cornetto al cioccolato non ti manca di certo»

«No davvero grazie Luigi, non mi va» risponde sorridendo Alessandro.

L’anziano signore non demorde e rincara la dose.

«Marmellata?» esclama facendogli l’occhiolino.

«Ok, va bene mi arrendo. Marmellata» si arrende infine lui.

Con un sorriso complice si gira verso suo figlio Felice, il barista, ordinando due brioches ed un cappuccino.

«Mi raccomando la schiuma!»

«Tranquillo pà!» sbuffa di rimando lui.

I due intanto, che da lontano sembrano nonno e nipote, si siedono ad un tavolino vicino alla vetrata che si affaccia sulla strada.

«Allora, caro, cosa dovevi dirmi?»

«Riguarda quella ragazza di cui ti avevo parlato. Ho seguito il tuo consiglio e le ho chiesto scusa»

«Ottimo ragazzo mio! Quindi avete risolto le vostre controversie?»

«No, il contrario. Non mi ha più risposto. Ma poco male», aggiunse lui accorgendosi dello sguardo del vecchio, «mi sento più sollevato e sto davvero meglio»

«Ecco, questo è l’importante!».

Il nodo del discorso, ciò che sta davvero a cuore ad Alessandro, non pare essere ancora uscito.

Il suo sguardo perciò si perde per qualche secondo a seguire il volteggiare della neve, che nel frattempo ha iniziato a scendere copiosa.

«Immagino che tu debba dirmi qualcos’altro, mio caro. Mi sbaglio?»

Negli occhi opachi dell’anziano si legge un moto di curiosità e anche del sincero interesse.

«Immagina bene Gino, ho preso una decisione importante e vorrei il suo aiuto …»

Senza attendere alcuna risposta dal suo interlocutore, Alessandro si apre in un flusso ininterrotto di parole, frasi e pensieri.

Nemmeno l’arrivo delle ordinazioni riesce ad interrompere la cascata di emozioni e pure l’ascolto di Luigi si fa sempre più attento.

Così, mentre fuori dal bar la neve ha iniziato ad accumularsi in una bianca coperta, all’interno i due sono complici in un effluvio di parole che li coinvolge e li unisce.

Alessandro si sfoga, finalmente, parlando di tutte le sue paure, scaricandosi di tutte le responsabilità e, cosa ancor più significativa, chiedendo finalmente l’aiuto di qualcuno.

Luigi, per tutto il tempo del discorso, rimane attento e vigile: osserva con imperscrutabile silenzio il volto del ragazzo e rompe il suo tacere con qualche borbottio o colpo di tosse.

A discorso finito il cappuccino ha smesso di fumare da molto tempo e la sua schiuma è quasi completamente svanita, lasciando solo l’ombra di un alone lungo i bordi della tazza.

«Mio caro, quello che mi dici è molto impegnativo»

«Lo so!» risponde serio il ragazzo.

«Spero che tu abbia pensato a tutte le cose che possono andare male, alla complicazioni di un viaggio che ti porterà lontano»

«Lo so… Ci ho pensato»

«Chi baderà a tua nonna? Hai pensato a questo?» gli fa eco l’anziano.

«Sì, per nonna si è liberato un posto alla Fondazione Carlini, è entrata due settimane fa».

Luigi si porta le mani giunte alla bocca, guarda in pieno volto Alessandro e poi afferra una mano del ragazzo.

«Quindi sei sicuro? Sicuro sicuro?»

«Completamente»

«E allora perché sei venuto da me? »

«Forse perché lei mi ricorda mio nonno o forse solo perché avevo bisogno di parlarne con qualcuno».

Il giovane abbassa lo sguardo pieno di vergogna, Luigi invece rimane un attimo spiazzato ma subito sorride mostrando grande apprezzamento per la sua frase.

«Che grande spreco di buon cibo, ti mancherà sai?» esordisce dopo un lungo silenzio Luigi «stiamo già partendo con il piede sbagliato, caro mio. Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è il rispetto per chi ha meno di noi!».

Con un cenno indica fuori dalla vetrata, in un punto imprecisato oltre la coltre di nubi bianche foriere di neve.

«Là fuori, da qualche parte lassù, sono sicuro che tua madre ti sorride con amore»

«Ne sono sicuro anche io, ne sono … certo» gli fa eco il giovane.

«Bene, quando parti?» cambia subito il discorso Luigi fingendo di non aver notate la commozione nella voce del ragazzo.

«Il 2 gennaio, starò via per tre mesi e poi vedrò cosa fare con l’università!» risponde Alessandro con la voce ancora un poco tremula.

«Posso chiedere a Felice di accompagnarti all’aeroporto, verrei anche io. Se ti fa piacere, è chiaro!»

«Ne sarei felicissimo, davvero …»

«Bene mio caro, allora brindiamo alla tua avventura in Africa, possa essere il cambiamento che cerchi in te stesso!».

Con la brioche alzata a mo’ di calice i due fingono un “cin cin” e mangiano i loro cornetti con fare solenne.

Intanto fuori ha smesso di nevicare e la strada è deserta.

Il marciapiedi è tutto percorso da orme di gente che è andata a vivere, persone ricche e persone povere, uomini buoni e uomini gretti.

La neve, democraticamente, ha deciso di coprire tutti con il suo manto senza guardare in faccia a nessuno.

Infine, dopo che il valzer è finito da molto, un ultimo ritardatario fiocco si unisce alla danza dei suoi fratelli prima di lui e, spinto dal vento, va ad infrangersi sulla vetrata del bar.

Alessandro lo guarda, si riconosce in lui: ritardatario, solitario, anarchico.

Una scheggia impazzita che vuole portare la neve in Africa.


 

“Viaggiare – ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore”

  • Ibn Battuta

 

Amantes amentes

Amantes amentes

Il mio sguardo si slancia,

impavido gesto,

verso il tuo viso,

nervosa divori i pensieri

gli occhi tuoi azzurri

persi nel vuoto.

/

D’un tratto

afferri un’idea

e sorridi a te stessa,

io solo ti guardo,

amante nascosto,

in questo metrò.


 

La frase “Amantes amentes” risale alla trattazione lucreziana del De rerum natura e letteralmente vuol dire “pazzi amanti”.

Nel pensiero lucreziano si intendeva l’amore come una forma di pazzia (ossia amentia), che pervadeva l’uomo e lo spingeva alla hybris greca.

 


 

Referendum costituzionale 2016

Referendum costituzionale 2016

boschi-e-renzi

Da qualche settimana sto cercando di capire i “pro” e i “contro” di questa riforma costituzionale; più cerco nei meandri di internet e più mi accorgo di quanto le notizie fornite siano spesso inesatte, fallaci o semplicemente faziose.

Perciò ho deciso di capirne qualcosa di più, analizzando passo passo le varie parti di questa riforma.

 

Sembra che il Paese sia diviso in due schieramenti “Pro Renzi” e “Contro Renzi”, anziché “Pro Riforma costituzionale” e “Contro Riforma Costituzionale”.

La colpa in questo caso è da attribuire allo stesso Matteo Renzi, che inizialmente ha personalizzato troppo il referendum dichiarando che nel caso vincesse il “No” lui lascerebbe la politica.

Successivamente Renzi ha fatto un passo indietro, ma ormai il danno era irrecuperabile. Molti dei suoi avversari politici, e non solo quelli esterni al Partito Democratico (PD), si sono riuniti in un fronte trasversale del “No”, dove l’obiettivo non è di non far approvare il testo della riforma costituzionale quanto di far dimettere Renzi da Presidente del Consiglio.

Ma ora analizziamo bene il testo del Ddl-Boschi.

In primis di cosa parliamo? 

Stiamo parlando della cosiddetta riforma Renzi-Boschi, ossia la proposta di riforma della Costituzione contenuta nel testo di legge costituzionale approvato dal Parlamento il 12 aprile 2016.

Quando saremo chiamati al voto?

Saremo chiamati alle urne il 4 dicembre 2016.

Da titolo esteso si evince che la riforma si prefigga «il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».

Alzi la mano chi ha capito tutto tutto tutto. 

Io, lo ammetto senza nascondermi dietro un dito, non ho afferrato subito ogni singola parte.

Per prima cosa sottolineiamo un fatto, a mio avviso, molto importante: non essendo previsto un quorum di votanti, la riforma entrerà in vigore se il numero dei voti favorevoli sarà superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto.

Dobbiamo perciò capire che questa volta l’arma dell’astensionismo non sarà utile, poiché affinché la riforma venga accolta basterà che i “Sì” superino anche di un solo voto i “No” e viceversa.

Il disegno di legge presentato dal Governo Renzi apporta diverse modifiche ai titoli I, II, III, V e VI della seconda parte della Costituzione (in totale 47 articoli su 139), riguardanti il funzionamento delle Camere e l’iter legislativo, le funzioni e la composizione del Senato, l’elezione del Presidente della Repubblica e le modalità di attribuzione della fiducia al Governo. Ulteriori modifiche al titolo I sono relative alle leggi di iniziativa popolari e ai referendum; mentre altre modifiche al titolo III riguardano l’abolizione del CNEL e l’introduzione del principio di trasparenza per la pubblica amministrazione.

Vi sono inoltre numerose modifiche al titolo V, relative in particolare al rapporto tra Stato ed enti locali minori. Alcune modifiche al titolo VI riguardano infine l’elezione dei giudici della Corte costituzionale.

Insomma, nel dettaglio pare che le modifiche siano in buona parte frutto di alcune macro-modifiche, analizziamole nel dettaglio.

  1. Modifica del bicameralismo perfetto;
  2. Elezione del Presidente della Repubblica;
  3. Abolizione del CNEL (Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro);
  4. Titolo V della Costituzione e competenze stato/regioni;
  5. Referendum abrogativi e leggi di iniziative popolari.

Ok, andiamo con ordine.

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Partiamo dall’attuale sistema bicamerale: ad oggi in Italia esistono Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, tutte le leggi, sia ordinarie sia costituzionali, devono essere approvate da entrambe le camere.

Anche la fiducia al governo deve essere concessa sia dai deputati sia dai senatori.

Cosa cambia con la riforma?

La Camera dei deputati diventa l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi ordinarie e di bilancio e accordare la fiducia al governo.

Il Senato della Repubblica diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali (si chiamerà senato delle regioni), composto da 100 senatori (invece dei 315 attuali) che non saranno eletti direttamente dai cittadini, poiché 95 di loro saranno scelti dai consigli regionali.

Di questi 95, ci saranno 21 sindaci (uno per regione, escluso il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due) e 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti). Questi 95 senatori resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratori locali.

A questi, si aggiungeranno 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica che rimarranno in carica sette anni.

La carica di senatore a vita resta valida solo per i Presidenti emeriti della Repubblica.

Il Senato potrà  esprimere pareri sui progetti di legge approvati dalla Camera e proporre modifiche entro trenta giorni dall’approvazione della legge (ma la Camera potrà anche non accogliere gli emendamenti). I senatori continueranno a partecipare anche all’elezione del Presidente della Repubblica, dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e dei giudici della Corte Costituzionale. Ma la funzione principale del Senato sarà quella di esercitare una funzione di raccordo tra lo stato, le regioni e i comuni.

Ma è davvero superato il bicameralismo?

Io ritengo di no, poiché per alcune proposte di legge continua a vigere un procedimento di approvazionebicamerale paritario“, in cui le leggi devono essere approvate, nel medesimo testo, da entrambi i rami del Parlamento.

  • leggi di revisione costituzionale e altre leggi costituzionali, come disciplinate dall’invariato articolo 138;

  • leggi che riguardano l’elezione del Senato e i casi di ineleggibilità e incompatibilità dei senatori;

  • leggi di attuazione di disposizioni costituzionali riguardanti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum e altre forme di consultazione popolare;

  • ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea e leggi che stabiliscono le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formulazione e all’attuazione delle politiche comunitarie;

  • leggi sull’ordinamento degli enti territoriali e sui rispettivi rapporti con lo Stato, comprese quindi quelle sulle loro funzioni, sui rispettivi organi costitutivi e sulla legislazione elettorale, sulla concessione di particolari forme di autonomia a regioni e province autonome, nonché sulla loro partecipazione alla formazione e all’attuazione di accordi internazionali e atti normativi comunitari, sull’esercizio del potere sostitutivo del Governo nei confronti degli enti locali, sulle attribuzioni patrimoniali agli enti locali, sulle variazioni territoriali delle regioni e sui loro rapporti diretti con stati esteri.

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Elezione del Presidente della Repubblica:

All’elezione del Presidente della Repubblica non parteciperanno più i delegati regionali, ma solo le Camere in seduta comune. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti (fino al quarto scrutinio), poi basteranno i tre quinti. Basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti solo dal settimo scrutinio.

Per quanto riguarda l’elezione dei giudici della Corte costituzionale, i cinque (su quindici) di nomina parlamentare sono eletti separatamente dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, che ne eleggono rispettivamente tre e due, e non più dal Parlamento in seduta comune.

In realtà questa parte della riforma non tocca per via diretta noi cittadini, ma non per questo risulta meno importante.

Si veda che il ruolo del rinnovato Senato risulta essere importante.

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Abolizione del Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro (CNEL):

Il CNEL attualmente è composto da 64 consiglieri ed è un organo ausiliario previsto dalla costituzione che ha una funzione consultiva per quanto riguarda le leggi sull’economia e il lavoro.

Ciò significa che viene pagato per dare pareri tecnici di fattibilità o proporre alle Camere delle leggi in materia economica.

Vale la pena sottolineare che questo ente costa ogni anno, in media, 20 milioni di Euro; ma in cosa vengono spesi questi soldi? A tal proposito allego un interessante articolo de Il Sole 24 ORE, che pur sbilanciandosi un poco nei commenti (risultando anche di parte) enumera in spiccioli le voci di spesa di questo ente: Il pensatoio pubblico che Renzi vuole abolire (e che costa 20 milioni di Euro l’anno).

Come in tutte le cose, serve anche qui un poco di buonsenso. A chi urla di tagliare gli sprechi e sarebbe ben felice di cancellare un ente inutile (ma che fino a due giorni fa non conosceva neppure, compreso il sottoscritto) consiglio la lettura di questo articolo: Ecco perché abolire il CNEL sarebbe un errore.

Posto anche il rovescio della medaglia, mostrato da chi invece ritiene assolutamente superfluo questo ente nato nel 1958: CNEL: il principe degli enti inutili.

Cosa ha prodotto il CNEL dal 1958 fino ad oggi?

Complessivamente, nel corso degli oltre cinquant’anni di attività il Consiglio ha elaborato 970 documenti, così raggruppati per tipologia:

  • 96 Pareri;
  • 350 testi di Osservazioni e Proposte;
  • 14 Disegni di legge;
  • 270 Rapporti e Studi;
  • 90 Relazioni;
  • 130 Dossier che raccolgono gli atti di convegni ospitati al CNEL;
  • 20 Protocolli e Collaborazioni istituzionali.

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Titolo V della Costituzione e competenze Stato/regioni

Con la riforma, una ventina di materie non saranno più regolamentate dalle regioni, bensì dallo Stato.

Tra le altre l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, i trasporti e la navigazione, la produzione e la distribuzione dell’energia, le politiche per l’occupazione, la sicurezza sul lavoro e ordinamento delle professioni che tornano alla competenza esclusiva dello Stato.

Analizziamo nello specifico i cambiamenti apportati dal ddl-Boschi.

  • È rimosso dalla Carta costituzionale ogni riferimento alle province, eccetto quelle autonome di Trento e di Bolzano. Ciò rappresenta un nuovo passaggio nel processo di sostituzione di tali enti con le città metropolitane, già inserite in Costituzione con la riforma del 2001. Attenzione quindi! Non scompaiono le province, ma vengono solo sostituite da un nuovo ente dal nome differente!
  • All’articolo 117 è introdotta la cosiddetta “clausola di supremazia“, che prevede come anche per le materie non di competenza statale, su proposta del Governo, possa intervenire la legge statale «quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale».
  • All’articolo 122, per gli emolumenti per i componenti degli organi di governo regionali, è introdotto un limite pari a quello dei sindaci dei comuni capoluogo di regione. Altra disposizione concernente i costi dei consigli regionali vieta la corresponsione di rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.

Per fare un raffronto, si noti che in Italia un sindaco di un comune capoluogo di regione ha mediamente uno stipendio che (senza riduzioni dovuto ad un secondo impiego) si aggira tra un minimo di 4130 Euro ed un massimo di 17800 Euro.
A tal proposito allego un interessante articolo: Quanto guadagna un sindaco in Italia e secondo quali criteri?

Ponendo un tetto si riuscirà a contenere (almeno in parte) i faraonici costi della politica? Auguriamocelo…

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Referendum abrogativo e leggi d’iniziativa popolare:

Il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo resta sempre del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, ma se i cittadini che propongono la consultazione sono 800’000, invece che 500’000, il quorum sarà ridotto.

Basterà, infatti, che vada a votare il 50 % + 1 dei votanti alle ultime elezioni politiche, non degli aventi diritto.

In un Paese in cui troppo spesso l’astensionismo è il partito di maggioranza, questa modifica rende fondamentale l’affluenza alle urne. Ma risulta essere, ahinoi, un termometro efficace per analizzare la fetta di elettorato attivo di cui l’Italia dispone.

Inoltre, da una parte per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50’000 firme, bensì ne serviranno 150’000, dall’altra viene introdotto il principio che la discussione e la deliberazione in merito ai disegni di legge di iniziativa popolare deve essere garantita, secondo tempi certi, da stabilire nei regolamenti parlamentari.

Sono inoltre introdotti referendum popolari propositivi e d’indirizzo, la cui disciplina è rinviata a una successiva legge d’attuazione.


 

Spero di essere stato quanto più esaustivo possibile e qualora questi dati non vi sembrassero sufficienti al fine di propendere per una o per l’altra scelta democratica, vi lascio una piccola “info-grafica” delle attuali intenzioni di voto nei vari partiti politici.

Molti membri del Partito Democratico hanno dichiarato che voteranno Sì ma, come vedremo di seguito, all’interno del partito c’è anche una fazione schierata contro la riforma costituzionale voluta dal presidente del Consiglio.

In favore del Sì, però, si sono schierati dei politici che fanno parte della squadra di Governo pur non appartenendo al Partito Democratico. È il caso Denis Verdini che in più di un’occasione ha ribadito il suo appoggio non solo alla riforma ma a tutto il Governo Renzi. Verdini inoltre ha lanciato dei comitati in favore del Sì al referendum costituzionale perché, come dichiarato da lui stesso, “avendo alle spalle una storia di centrodestra è importante incidere su quell’elettorato che per 20 anni ha chiesto le riforme, bocciate poi con il referendum del 2006”.

Anche Angelino Alfano, che ad oggi è uno dei principali alleati del Governo Renzi, ha annunciato che voterà Sì al referendum costituzionale. Secondo Alfano, infatti, il testo della riforma costituzionale in diversi punti è in linea con molte delle tradizionali convinzioni costituzionali del Centrodestra.

Flavio Tosi, sindaco di Verona, pur essendo contrario a molte delle politiche del Governo Renzi ha invitato gli elettori a votare Sì. L’ex leghista, in particolare, ha sottolineato l’importanza dell’approvazione della riforma così da mantenere un buon rapporto con i partner stranieri e con la finanza internazionale.

In favore del Sì ci sono anche il viceministro all’Economia Enrico Zanetti, l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini e il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

I socialisti italiani, come svelato dal segretario del PSI Riccardo Nencini, il 4 dicembre si schiereranno in favore della riforma Renzi-Boschi.

Tra i personaggi pubblici ha suscitato molte polemiche un’intervista rilasciata da Roberto Benigni a “Le Iene”. Il comico toscano ha dichiarato che se dovesse vincere il No al referendum costituzionale “sarebbe peggio della Brexit” ed è per questo che è importante che gli italiani votino Sì.

Tuttavia, quando Benigni presentava il programma RAI sulla Costituzione intitolato “La cosa più bella del mondo” si professava in favore del No; cosa lo ha spinto a cambiare idea? Benigni a Le Iene si è difeso dicendo che gli stessi costituenti avevano auspicato una riforma della seconda parte della Costituzione, così da migliorarla. Questo è il momento giusto per farlo altrimenti, ha concluso il comico toscano, “non accadrà più”.

Contro la riforma costituzionale, invece, ci sono diversi detrattori di Renzi, alcuni dei quali interni al Partito Democratico. Ad esempio, nelle ultime ore Pierluigi Bersani ha svelato le sue intenzioni di voto per il referendum del 4 dicembre 2016, dichiarando che voterà No. Non è mancata la risposta di Renzi, secondo il quale Bersani ha votato Sì tre volte a questa riforma e se adesso cambierà idea “ognuno si farà la sua opinione”.

Tra le fila del Partito Democratico anche Massimo D’Alema ha dichiarato che voterà No, in quanto si tratta di una riforma “scritta male e praticamente illeggibile”.

Dello schieramento del No fanno parte diverse forze politiche, come Forza Italia guidata da Stefano Parisi e Silvio Berlusconi, il Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (“siamo convintamente contrari all’ultima colossale truffa di Renzi”) e la Lega Nord di Matteo Salvini. Il leader del “carroccio” in uno dei suoi ultimi interventi ha fatto riferimento proprio a Benigni che, come abbiamo visto in precedenza, ha cambiato le sue intenzioni di voto sul referendum costituzionale. Salvini, a tal proposito ha dichiarato:

“È importante spiegare agli italiani la truffa di una riforma costituzionale pessima, pasticciata per dirla alla Benigni. Solo che noi siamo più coerenti dei Benigni di turno e arriviamo alle ovvie conclusioni: se la riforma fa schifo votiamo No”.

Per il No anche Gianfranco Fini, Nichi Vendola e Pippo Civati, con quest’ultimo che ha definito la riforma “fatta con i piedi” poiché la composizione del nuovo Senato è “surreale”.

Molti personaggi pubblici nelle ultime settimane si sono schierati contro la riforma costituzionale; tra questi ci sono J-Ax, Sabina Guzzanti, Monica GuerritoreSabrina Ferilli.

Mi auguro che il mio articolo possa aver aiutato qualcuno a diradare le nebbie di questo ddl, mi scuso anzitempo per eventuali errori (di battitura, di forma o di contenuto) e vi invito a contattarmi per una celere correzione.

Ho cercato, in ogni sua parte, di essere neutrale e spero che la mia disanima possa essere utile a chi, come me, non è un esperto in materia giuridica.
Concludo con l’invito di andare a votare, invito che rivolgo a tutti i lettori.

Votate e fatelo in modo coerente, interessato ma soprattutto informato! 

 

Stefano Pasciuti – chi sono


Dell’autore leggi anche Odiosa-menteAcquazzone estivoOde alla luna. o la sua raccolta di scritti:

Inshallah! Se Dio vuole. 

Lui, lei, l’altra. 

L’ultimo passeggero