Lui, lei, l’altra. 

 
L’afa s’incolla addosso, non un alito di vento mi soffia in viso. Supero svelto un gruppetto rumoroso di ragazzi: avranno qualche anno meno di me. 

Mi guardano storto, come a dirmi: “Ehi, questo é un divertimento solo nostro e tu non sei invitato!”.

A terra qualche bottiglia di birra vuota giace abbandonata e ormai priva del suo nettare. 

Me ne vado, imbocco una stretta stradina di ciottoli di fiume e mi rovisto nelle tasche in cerca del cellulare. 

Lo controllo, sono in ritardo. 

Le persiane delle vecchie case che si affacciano sulla via mi regalano mille odori e profumi. 

La voce di un presentatore gracchia dalla tv ed in lontananza una porta sbatte con clamore; un gatto, sornione, sbadiglia pigramente mentre io cammino di fretta.

Macino velocemente gli ultimi metri ed arrivo finalmente al bar. 

Tutt’intorno c’é la solita atmosfera di placido ozio estivo. 

Un ragazzo ride sonoramente e i suoi amici gli battono il cinque, uno quasi rovescia la sua birra. 

Faccio in tempo ad intravedere Paul seduto con gli altri, mi dirigo verso di loro rallentando il passo. 

Avvicinandomi mi accorgo di aver sudato: maledico l’estate mentre sento la camicia leggera che si attacca fastidiosamente alla mia schiena. 

“Alla buon’ora!” esordisce Dave. 

Si alza trascinando la sedia, faccio in tempo giusto a bofonchiare una scusa che lui subito mi prende in disparte. 

“Allora, Ashley é fuori di sé, hai pensato ad una scusa credibile?”.

Sudo ulteriormente. 

“Sì tranquillo”, mento io. 

“Bene, hai già preso da bere? Ti accompagno” aggiunge lui dopo il mio cenno di diniego. 

Dentro il bar é un forno, il che non fa che peggiorare la mia situazione. 

Il bancone consunto é appiccicoso, il barista agita con foga lo shaker. 

“Cosa vi faccio?”

“Per me una bionda media” rispondo subito io. 

“Niente per me” mi fa eco Dave. 

Guardo la cameriera destreggiarsi tra i tavolini tenendo in bilico un vassoio stracolmo di bicchieri. 

Non riesco a pensare a nessuna scusa credibile. 

“Hai già visto Coreen?”.

“Cosa? Coreen é qui?” domando io alzando la voce. 

Mi guardo intorno in preda ad una strana agitazione, poi mi calmo e fisso in pieno volto Dave. 

“Dimmi che stai scherzando, é qui da sola? O c’é anche lui?”.

Il mio amico non risponde ma la sua faccia risponde per lui. 

Smetto di avere caldo ma inizio a sentire le orecchie in fiamme; prendo la birra, pago ed esco. 

Mi siedo al tavolo fingendo una tranquillità che mi é totalmente estranea. Con calma olimpica chiedo scusa ad Ashley, lei mi dice di non preoccuparmi ma si vede palesemente che é incazzata a morte con me. 

Poi la vedo. 

O meglio, prima vedo lui.

Alto, camicia grigia e pantaloncini bianchi sapientemente risvoltinati per mettere in risalto il tatuaggio maori sulla gamba. 

Orologio nero, abbronzatura perfetta e occhietto languido. 

“Lo odio”.

Dave mi tira un calcio da sotto il tavolo, credo di averlo detto a voce alta. 

Mi irrigidisco appena la vedo.

Coreen é bellissima, ha una gonna svolazzante ed una camiciola di lino bianca che non copre molto del suo corpo. 

Cazzo, ha uno sguardo così penetrante che mi sento nudo, letto e scrutato. 

Quando la conobbi alle elementari era già la più bella del paese e i suoi occhioni enormi, da che mi ricordi, sono i più belli che abbia mai visto. 

Si siede, ci salutiamo: i soliti discorsi inutili e le solite mezze frasi. 

Lui inizia da subito a monopolizzare la serata con le sue storielle del cazzo.

Smetto immediamente di ascoltare e lancio un fugace sguardo verso di lei. 

Fa l’oca e ridacchia stupidamente. 

Per qualche ragione la cosa mi manda in bestia, inizio a bere la birra voracemente. 

“… così abbiamo sentito la cameriera e siamo scappati. Ricordi Cory?”.

Lei lo guarda ed annuisce, lui continua con il suo racconto ma Coreen ha improvvisamente cambiato atteggiamento. 

Mi guarda fisso negli occhi, con lo sguardo mi chiede se va tutto bene. 

Cerco di essere naturale mentre, mentendo, le faccio cenno di si. 

Mi sorride. 

Se solo sapesse.

Il tavolo oltre il nostro si svuota velocemente, tra loro mi pare di riconoscere una mia ex ragazza. 

Dopo un po’ Ashley mi chiede se la accompagno a fumare.  

Ci alziamo e la seguo mentre sgattaiola verso il retro del bar. 

Mi preparo alla tempesta. 

“Ma dove cazzo eri finito?” esordisce lei furente. 

Tentenno prima di rispondere, così lei ne approfitta per vomitarmi addosso tutto lo sconforto degli ultimi giorni. 

Mi rinfaccia di non essere andato alla festa di Peter, mi dice che sono cambiato, che vorrebbe aiutarmi ma io non mi faccio aiutare. 

Mi chiede se io la tradisca. 

“Sì!”.

Cala il silenzio, le tremano le mani e mi guarda in obliquo, sconvolta. 

“Non ti amo più”.

Mi volto, me ne vado. 

Sento la voce di lei che mi chiama, credo mi voglia rincorrere ma io accelero il passo. 

Attraverso il patio esterno e scappo via. 

Ho mentito, non l’ho tradita. 

Per questo poi le ho detto la verità, non la amo più. 

Passando di fretta Dave mi chiama a voce alta, lo ignoro. 

Supero il tavolo e prima di andarmene guardo Coreen in pieno volto. 

Lo faccio finalmente sereno, libero e senza preoccupazione. 

Il suo ragazzo capisce che no, non é uno sguardo come gli altri, così si blocca e si fa silenzioso. 

Lei mi fissa, i suoi occhi nocciola tremulano, fa per dirmi qualcosa poi abbassa lo sguardo. 

“Lo sapevo!” sussurro con un fil di voce.

Mi volto e in un secondo me ne vado.  

Salgo le scale e passo in piazza dove alcune famiglie si godono la brezza serale. 

Mi sento leggero. 

Sono felice, sono libero!

“Anche lei mi ama”.

In cielo la luna fa capolino da dietro le nubi, sorrido. 

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2 pensieri su “Lui, lei, l’altra. 

  1. Piacevole racconto in cui il ruolo del protagonista è l’ amore: perso, sofferto, invidiato, ritrovato
    Sembra il classico triangolo ma non è così quando i sentimenti sono esasperatamente veri

    Bravo, Stefano davvero
    Ti auguro una bella Estate
    Mistral

    Mi piace

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